Cronaca

Delitto di Avetrana: un’ingiustizia oltre ogni ragionevole dubbio

Delitto di Avetrana – Tutti ormai conosciamo questa cittadina in provincia di Taranto, tutti abbiamo davanti agli occhi il sorriso di Sarah, con quei capelli che ricordano il colore del grano nei tramonti salentini, quegli occhi così vividi e ardenti, quella pelle candida come la purezza e l’innocenza dei suoi 15 anni.

Siamo entrati in casa Misseri, abbiamo provato compassione per quel contadino, così ingenuo e spaesato, divenuto affettuosamente, per tutti, Zio Michele. Così come ci siamo indignati per il trucco di Sabrina durante alcune interviste e abbiamo criticato i modi di fare di Cosima, così schiva e perentoria in ogni suo gesto.

Abbiamo cercato di capire le trame amorose di Sabrina e Ivano, scavato nel passato del padre di Sarah, Giacomo, così come nelle abitudini del fratello, Claudio.

Siamo stati tutti clienti della Birreria 102, le strade di una cittadina sconosciuta le abbiamo percorse in lungo e in largo, imparando distanze e tempi di percorrenza.

Siamo stati accanto a Concetta per 42 giorni come se fosse una di famiglia, sperando, soffrendo insieme a lei, fino al tragico epilogo in diretta TV

La notte in cui tutti perdemmo l’innocenza

Il 6 ottobre 2010, credo sia una di quelle date impossibili da dimenticare. Quella sera, in diretta nazionale, durante una puntata di “Chi l’ha visto?”, a mamma Concetta viene comunicato che suo cognato, il mite e gentile Michele Misseri, sta conducendo gli inquirenti al luogo dov’è sepolta Sarah.

Sconcerto in studio e a casa Misseri, dove quella sera si stava svolgendo la puntata. Tutta l’Italia resta col fiato sospeso e ascolta incredula le urla di Sabrina, fuori inquadratura, che realizza che suo padre è un vile assassino. Le notizie d’agenzia si susseguono, Concetta resta pietrificata, non mostra alcun tipo di emozione. La speranza è che si tratti di una mossa degli autori per far schizzare l’audience. Dopo alcuni interminabili minuti, però, la situazione diventa chiara e Concetta, assieme al suo avvocato Walter Biscotti, abbandona casa Misseri per mettersi in contatto con le autorità. Inizia così la macabra storia del “delitto di Avetrana“.

Finisce l’incubo, inizia l’orrore

Quello che confesserà Michele è da voltastomaco, Sarah viene trovata in stato di putrefazione, due famiglie totalmente distrutte, una città sotto shock, una Nazione intera che piange e chiede giustizia.

La notte tra il 6 e il 7 ottobre, Michele Misseri racconta di come abbia ucciso Sarah e di come abbia occultato il suo cadavere dopo averlo violentato.

Caso chiuso? Neanche per sogno! Dopo 42 giorni di trasmissioni TV, collegamenti 24 ore su 24, speciali, interviste, sospetti e intrighi, sarebbe stato troppo semplice, quasi deludente. Incredibilmente, il delitto di Avetrana si tinse di giallo, oltre che di nero.

Così, dopo una settimana viene arrestata anche Sabrina, (cugina di Sarah e figlia di Michele) e 7 mesi dopo, Cosima, sua madre.

Famiglie, storie, vite, date in pasto all’opinione pubblica

Il 26 agosto 2010, Avetrana è diventata l’ombelico del mondo. Dal 7 ottobre, invece di smorzarsi, la morbosità intorno a questo caso crebbe in maniera esponenziale. Interviste (a pagamento) ai protagonisti, agli avvocati, ai conoscenti e a chiunque interessasse un quarto d’ora di celebrità. Sospetti, malelingue, addirittura pullman per il Tour dell’Orrore (triangolo casa Scazzi – casa Misseri – pozzo in Contrada Mosca) e accuse non troppo velate, hanno accompagnato i mesi precedenti al processo, senza finire mai, nemmeno dopo i 3 gradi di giudizio che hanno condannato Sabrina e Cosima all’ergastolo.

La televisione diventa la vera protagonista del delitto di Avetrana

La primissima cosa che salta all’occhio è l’eccessivo interesse mediatico della vicenda. Secondo il Commissario Straordinario per le Persone Scomparse, sono complessivamente 718 i minori italiani e stranieri scomparsi in Italia nel periodo compreso tra il 1 gennaio e il 30 settembre 2010. Qualcuno ricorda qualche altro nome, oltre quello di Sarah? Qualcuno è a conoscenza di questi numeri? Inspiegabilmente, Sarah era più scomparsa degli altri…(ricordiamo che i primi giorni si parlava di fuga volontaria, o a Milano dal fratello Claudio o con un fidanzatino).

Qui di seguito, potete trovare le note dell’AGCOM e dell’Ordine dei Giornalisti i quali, resisi conto che il lavoro giornalistico in quel periodo stava sfociando nel voyerismo, richiamarono tutti alla professionalità. Il delitto di Avetrana sembrava una squallida soap opera.

https://www.agcom.it/documents/10179/539447/Comunicato+stampa+28-10-2010/9e9c455b-a0c8-4e6c-9761-af20a9d184f7?version=1.0

http://old.odg.it/content/caso-avetrana-lordine-dei-giornalisti-esprime-allarme-leccessiva-spettacolarizzazione

Sono ancora davanti ai nostri occhi le immagini degli applausi nell’aula del Tribunale alla lettura della sentenza, così come quelle dell’arresto di Cosima, la quale ha rischiato quasi il linciaggio. Urla, insulti, sputi, contro una donna, a rigor di legge, all’epoca innocente fino a prova contraria.

Già, fino a prova contraria…

Un processo totalmente indiziario che lascia tante, troppe domande

Quella prova contraria che stiamo aspettando da oltre 10 anni. Sabrina e Cosima sono state condannate all’ergastolo dopo un processo indiziario, senza uno straccio di prova.

Processo che ha visto condannate altre 9 persone, per aver testimoniato a favore delle imputate. Come disse l’avvocato Francesco De Jaco, “chiunque ha toccato i fili è morto”.

Di cosa si accusa Sabrina? Di aver ucciso la cugina per gelosia.

E Cosima? Di aver aiutato sua figlia ad uccidere sua nipote.

Ma qual è il movente di Cosima? Secondo l’accusa, l’acredine nei confronti di Concetta, la mamma di Sarah. La sentenza afferma che si sia trattato di un delitto d’impeto.

Ora mi chiedo: avete mai sentito di due persone che hanno lo stesso istinto omicida, nello stesso momento, per due motivi differenti? Esistono i complici in un delitto premeditato, ma la condanna per un delitto d’impeto, con due motivazioni assai diverse, lascia quantomeno perplessi. Fondamentale è ricordare che Sarah chiese più volte di essere adottata dalla famiglia Misseri ed andava a casa loro ogni giorno, a qualunque ora.

Secondo la sentenza, Sarah è stata uccisa tra le h.13.50 e le h.14.20

L’orario è stato spostato successivamente, in quanto tutti prima parlavano almeno delle 14.30, come orario di uscita di Sarah dalla propria abitazione. Per l’orario delle 14.30, Sabrina aveva un alibi: dalle 14.23 alle 14.41, risulta dai tabulati telefonici una sequenza di messaggi non compatibile con l’azione omicidiaria (non ci sarebbe stato il tempo materiale). Addirittura, due sms li inviò proprio a Sarah, ricevendo uno squillo come risposta. Secondo l’accusa, Sarah era già morta alle 14.23, quindi lo scambio di sms va considerato come un depistaggio da parte di Sabrina.

Curioso notare, però, che la sequenza inizia dal messaggio di Mariangela Spagnoletti e non da Sabrina stessa (strano modo di procurarsi un alibi). Non solo, per avvalorare questa tesi, si è costretti a dubitare della sincerità di Sarah (avrebbe mentito alla madre per uscire prima di casa, ma non ci sono prove di questo) e delle dichiarazioni della stessa Concetta, che come recita la sentenza:

La Serrano Spagnolo (Concetta) inizialmente collocava (cfr. verbale del 14 settembre 2010) intorno alle ore 14.30 l’ora in cui la figlia, dopo aver ricevuto un sms da Sabrina che la invitava ad andare al mare, aveva iniziato a prepararsi per poi uscire di casa dopo cinque – dieci minuti […].

Quel cambio di orari che rende tutto più sospetto

L’orario che Concetta indica nella denuncia di scomparsa presentata e firmata ai Carabinieri di Avetrana, recita proprio 14.30.

Ci furono anche dei testimoni che pochissimi giorni dopo la scomparsa di Sarah, raccontano di averla vista pochi minuti dopo le 14.30 (ci sono video che lo dimostrano), ma la sentenza li liquida così:

non poteva ritenersi attendibile il racconto dei fidanzati Fedele Giangrande e  Giuseppina Nardelli (cfr. dichiarazioni del 2 e del 4 settembre 2010)[…]”.

Mentre sono considerate attendibili le dichiarazioni di Donato Massari, il quale rese dichiarazioni molto discordanti. In un primo momento dichiarò che l’Opel Astra di Cosima (entrata in scena per le dichiarazioni del fioraio Giovanni Buccolieri, del quale parleremo più avanti), era condotta da un giovane con baffi, carnagione chiara e forse parrucca. Più di una volta, inoltre, aveva indicato come le 14.30 l’orario in cui vide Sarah viva per l’ultima volta, salvo poi ammettere di essersi confuso.

Tra testimoni confusi, ritrattazioni e manie di protagonismo, il delitto di Avetrana somiglia sempre più ad una fiction

Il fioraio, Giovanni Buccolieri, dichiarò più volte che il racconto che vede l’inseguimento di Cosima e Sabrina, in auto, il pomeriggio del 26 agosto 2010, non era altro che un sogno. Secondo la Procura, invece, si trattava della realtà e rinviò a giudizio lui e tutti quelli che testimoniando, riferirono di aver sentito parlare esclusivamente di un sogno. Fondamentale sottolineare che, senza il racconto del fioraio, non esiste prova alcuna del coinvolgimento di Cosima, né mai Michele ha fatto il nome di sua moglie in una delle sue innumerevoli versioni. Come non ci sono prove che sostengono un passaggio di Buccolieri per le vie di Avetrana in quell’orario, quel fatidico giorno.

Abbiamo il video di un dettagliato profilo psicologico di Michele Misseri eseguito dalla qualificatissima Dott.ssa Bruzzone, la quale lo descrive come un pedofilo ed un assassino.

Abbiamo dei segni sulle braccia di Michele Misseri subito dopo l’omicidio di Sarah, che il medico legale, il Prof. Luigi Strada, (consulente dell’accusa), definisce compatibili con “unghiature vecchie di 40 giorni“. Conti alla mano, quindi, possono risalire al giorno in cui Sarah è stata uccisa. Il Prof. Strada però, in seguito cambiò idea, dichiarando che il contadino si era procurato queste ferite lavorando in campagna.

La supertestimone è attendibile a giorni alterni?

Si parla spesso della litigata del 25 agosto (la sera prima della scomparsa di Sarah), ma Mariangela Spagnoletti nega questa circostanza (era in macchina con loro, come può non essersene accorta?). La stessa Mariangela che afferma: “stava tranquilla”, riferendosi allo stato d’animo di Sabrina al suo arrivo a casa Misseri (abbiamo ovviamente il video di entrambe le dichiarazioni), che però diventò “era agitata” durante il processo…

Ora, se riguardo al delitto di Avetrana non vi è sorto nessun ragionevole dubbio, potete smettere di seguirci fin da ora…

Ma se anche voi avete sete di verità e volete conoscere l’altra faccia della medaglia, con resoconti ufficiali, deposizioni, video e audio dei protagonisti, restate con noi, ne vedrete delle belle!

Le sentenze si rispettano, ma non per questo sono sempre giuste

Quando ci viene detto: “eh, ma sono state condannate dalla Magistratura, quindi sono per forza colpevoli”, vorremmo solo farvi conoscere alcuni dati UFFICIALI. Mille persone, mediamente, ogni anno, finiscono ingiustamente in carcere. Oltre 26mila negli ultimi 25 anni, con risarcimenti totali pari a 740 milioni di euro. Inoltre, sono 150mila le persone che finiscono ogni anno sotto processo e vengono poi assolte. Sbagliare è umano, ma molte volte, porta a conseguenze gravissime, come ci insegna il caso di Enzo Tortora.

«Quando l’opinione pubblica appare divisa su un qualche clamoroso caso giudiziario – divisa in “innocentisti” e “colpevolisti” – in effetti la divisione non avviene sulla conoscenza degli elementi processuali a carico dell’imputato o a suo favore, ma per impressioni di simpatia o antipatia. Come uno scommette su una partita di calcio o su una corsa di cavalli. Il caso Tortora è in questo senso esemplare: coloro che detestavano i programmi televisivi condotti da lui, desideravano fosse condannato; coloro che invece a quei programmi erano affezionati, lo volevano assolto

Leonardo Sciascia

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